Josef Koudelka

April 06, 2017  •  Leave a Comment

Lo zingaro della fotografia

Strana storia quella di Josef Koudelka: nato a Boskovice, una piccola cittadina morava, il 10 gennaio del 1938, si è laureato in ingegneria nel 1961, ma ha iniziato subito a lavorare come fotografo di scena per una piccola compagnia teatrale di Praga. Per uno strano caso della vita, il più nomade tra i fotografi del Novecento ha cominciato la propria carriera praticando uno dei più statici generi fotografici che esistano.

Già un paio di anni più tardi, Koudelka sposta il proprio centro di interesse sui gitani della Slovacchia e ne ritrae ogni momento di gioia, di dolore e persino di morte. Il suo è uno sguardo attento, mai invasivo, spesso sospeso nello spazio e nel tempo: così il popolo al quale il regime comunista aveva fatto interrompere il viaggio con la forza, si consegna allo sguardo umano della sua macchina fotografica e trasferisce a Koudelka stesso la poesia dell'eterno cammino.

27 - Josef Koudelka - Slovacchia 196327 - Josef Koudelka - Slovacchia 1963

Adesso il nomade è lui e lo diventerà a tutti gli effetti nel 1970, quando chiederà asilo politico al Regno Unito in seguito all'occupazione sovietica della Cecoslovacchia dell'agosto del 1968 (che ritrasse direttamente in alcuni dei suoi scatti più celebri). Resterà apolide fino al 1987, quando otterrà la cittadinanza francese e quando avrà ormai attraversato l'Europa intera per ritrarre fino negli angoli più remoti del continente le gens du voyage.

Il suo sguardo andrà lentamente staccandosi dal realismo quasi essenziale e austero dell'inizio degli anni Sessanta per assumere tonalità metafisiche, quasi surreali, come possiamo vedere in questa foto scattata in Francia nel 1973.

28 - Josef Koudelka - Francia 197328 - Josef Koudelka - Francia 1973 Oggi Koudelka, giunto alla soglia degli ottant'anni, vive tra Parigi e Praga, ma continua a girare l'Europa in lungo e in largo per fotografare i paesaggi di questo nostro meraviglioso continente. Le sue immagini rimangono un inno alla vita e al ritmo lento dello scorrere del tempo. Perché, in fondo in fondo, la vita è comunque un viaggio, una festa, un eterno Ederlezi.

Sa o Roma babo babo
Sa o Roma o daje
Sa o Roma babo babo
Herdeljezi, Herdeljezi
Sa o Roma daje.


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