L'arte del bianco e nero

February 01, 2016  •  Leave a Comment

Recentemente ho ritrovato, tra i RAW del viaggio in Catalogna della scorsa estate, un'immagine dell'acquedotto di Tarragona che avevo scartato alla prima scrematura delle foto da sviluppare. Era una giornata caratterizzata da una pessima luce e da un cielo quasi lattiginoso. Tuttavia mi dispiaceva non avere nessuna immagine di quel posto tanto particolare, così ho provato a svilupparla in bianco e nero e il risultato finale mi ha lasciato senza parole. 

Da quest'esperienza ho tratto un duplice insegnamento: 1) mai cancellare i RAW, a meno che non siano scatti palesemente errati ed inutilizzabili; 2) considerare il bianco e nero un'alternativa da studiare e da approfondire. Nel numero di dicembre di Landscape Photography Magazine, ho trovato questo interessante articolo di Martin Henson, dedicato all'arte del bianco e nero. Ve lo regalo nella mia pessima traduzione dall'inglese. 

Se siete interessati ai suoi lavori, li potete trovare su http://www.martinhensonphotography.co.uk       

 

Pont del DiablePont del DiableLes Ferreres Aqueduct, also known as Pont del Diable, is an ancient bridge, part of the Roman aqueduct built to supply water to the ancient city of Tarraco, today Tarragona in Catalonia, Spain. The bridge is located 4 kilometers north of the city and it is part of the Archaeological Ensemble of Tarraco (listed as a UNESCO's World Heritage Site since 2000).      

 

L'arte del bianco e nero

In un mondo digitale e con un'attrezzatura che rende relativamente semplice produrre immagini a colori, la vera domanda da farsi è "perché scattare in bianco e nero?". La risposta è abbastanza ambigua, perché è comunque meglio scattare a colori per poi produrre immagini in bianco e nero. Scattando a colori, conserviamo i canali RGB che possono essere poi utilizzati per modificare l'aspetto dell'immagine al momento della conversione, così come accade utilizzando i filtri nel momento dello scatto.

 

Quando scattiamo foto in studio, abbiamo il totale controllo delle luci. Il fotografo di paesaggio non ha nessun altro controllo sulla luce, tranne la possibilità di scegliere il giorno giusto e il momento adatto per avere il tipo di luce necessario per realizzare suggestive immagini in bianco e nero. Giudicare quale sia il giorno giusto è difficile: i giorni con tempo variabile e con nubi ben definite sono buoni e possono creare luci vivaci sul terreno. Anche il momento del giorno è importante: la prima mattina e il tardo pomeriggio aggiungono forma e struttura alle nostre immagini.

 

Photoshop può ricreare diversi effetti filtro, ma è sempre meglio usare filtri reali al momento dello scatto. Sono tre i filtri che io uso nel mio lavoro: un polarizzatore, un filtro graduato ND e un filtro ND 10x (gli ultimi due sono quelli che uso più spesso). Il filtro graduato aiuta a bilanciare l'esposizione tra il cielo e la terra, proteggendo così tutte le luci più importanti. Il filtro ND 10x consente tempi di scatto più lenti, anche in giorni molto luminosi, per aggiungere un effetto di movimento alle nuvole e all'acqua. Il polarizzatore scurisce i blu, permettendo di abbassare il tono nella versione in bianco e nero, staccando maggiormente le nuvole dal resto del cielo - inoltre, rimuove i riflessi da alcuni oggetti.

 

Le macchine fotografiche possono essere digitali o a pellicola, ma non è il caso di impantanarci nella scelta. Alcune sono estremamente buone e, in fin dei conti, sono solo una scatola che ci serve a catturare la luce. È la lente che fa il lavoro più importante, pertanto bisogna essere bravi a scegliere quella più adatta al nostro stile. Non dobbiamo pensare che i grandangoli siano sempre la scelta migliore, anche i teleobiettivi sono ottimi per avvicinare scene distanti. Io uso obbiettivi Canon 17-40mm, 24-105mm e 100-400mm, tutte di qualità pro:  la dimensione del filtro è la stessa su ogni lente e questo mi rende la vita più semplice.

 

Abbiamo tutto l'occorrente e usciamo per scattare fantastiche foto di paesaggio: tuttavia, una volta arrivati a casa, ci rendiamo conto di aver scattato immagini banali. Pertanto, ci sentiamo frustrati per aver speso una fortuna in benzina ed aver sprecato del tempo che avremmo potuto utilizzare meglio nel pub sotto casa. La nostra ispirazione è svanita, poi vediamo altre immagini di grandi maestri del bianco e nero e ci deprimiamo ancora di più. La domanda è questa: che cosa è andato storto? Abbiamo il corredo necessario, abbiamo scelto con cura il posto dove scattare, ma il risultato non ci soddisfa.

 

La risposta a questo dilemma è duplice. Come abbiamo detto prima, abbiamo bisogno delle condizioni meteo ideali ma, cosa più importante, dobbiamo imparare a visualizzare in bianco e nero e a dimenticarci completamente del colore, compito non facile se non ci siamo abituati.

 

Quali sono gli elementi principali che rendono il bianco e nero così impressionante se eseguito correttamente? La gamma tonale, la struttura e il contrasto.  Se togliamo uno qualsiasi di questi elementi, il risultato finale ne soffrirà.

 

Gamma di toni: può essere grande o piccola, a seconda dell'intensità che vogliamo dare all'immagine. Le alte luci riducono i toni più scuri, rendendo l'immagine luminosa e allegra; le ombre riducono i toni più chiari, dando all'immagine un aspetto drammatico e inquietante. Dunque, è l'intera gamma di toni (dal puro bianco al nero) che ci permette di separare i dettagli nell'immagine.

 

Struttura: alcune immagini in bianco e nero che possiamo vedere su Internet soffrono moltissimo della mancanza di struttura e questo rende la foto confusa e piatta specialmente nelle ombre più scure. Aggiungere contrasto tonale nel momento della postproduzione aumenta i dettagli e rende la foto più interessante.

 

Contrasto: se l'immagine manca di contrasto, diventa piatta e noiosa da vedere, senza stacco nei toni.

 

Pertanto, la prossima volta che usciamo per scattare fotografie, cerchiamo di pensare e guardare il nostro soggetto in termini di luce, tono e struttura, e tentiamo di capire come essi influiranno sull'aspetto della nostra immagine. Scattiamo, torniamo a casa e, con tutti gli elementi necessari contenuti del nostro file, usiamo Photoshop e tutto ciò che esso ci offre per evidenziare questi aspetti cruciali. Tutto questo richiede pratica ed esercizio, ma, come ogni cosa nella vita, è soggetta a una curva di apprendimento.

 

Una volta che abbiamo appreso la tecnica di vedere la struttura e il contrasto creati dalla luce che cade sul soggetto o sulla scena, ci siamo aperti un nuovo mondo. I paesaggi sono fantastici, ma implicano viaggi a volte lunghi e possono deluderci, se il tempo cambia o se non è esattamente quello che ci aspettavamo di trovare.

 

Adesso è giunto il momento di diventare più espressivi e audaci; scattare controluce ci permette esattamente questo. Liberiamoci immediatamente da un pregiudizio: scattare controluce non danneggia né il sensore digitale né la nostra vista. Danneggeremmo i nostri occhi, se puntassimo un lungo teleobiettivo direttamente sul sole, pertanto sono le più basilari precauzioni e il buon senso che devono prevalere - i tempi di esposizione sono così corti che difficilmente vedremo la luce.

 

Quando scattiamo una fotografia con la luce alle nostre spalle, i toni ci sono tutti ma non sono marcati, le ombre cadono lontane dagli elementi fotografati, donandoci una bella immagine, ma che manca di profondità e di struttura. L'esatto contrario avviene quando scattiamo controluce. Il contrasto è incrementato e ci dona una grande profondità tonale e un bell'aspetto; anche la qualità strutturale aumenta notevolmente, donando un aspetto tridimensionale alla nostra immagine.

 

L'esposizione può essere difficile, dato che proteggere il dettaglio delle alte luci è vitale per la postproduzione. L'unico consiglio è quello di utilizzare una triplice esposizione (+1, 0, -1). Questo è un buon punto di partenza e molte macchine fotografiche, al giorno d'oggi, permettono addirittura cinque esposizioni differenti. In questo modo, avremo un esteso valore di esposizione nella nostra macchina e saremo in grado di scegliere gli scatti che conservano dettagli sia nelle alte luci sia nelle ombre, per poterli poi fondere in Photoshop in un'unica immagine con un'ampia gamma dinamica. È superfluo dire che le multiple esposizioni vanno scattate collocando la macchina fotografica su un treppiede, in modo da rendere più semplice il loro allineamento tramite software.

 

Per chi inizia adesso a fotografare, tutto questo discorso sulle multiple esposizioni, la gamma dinamica e la fusione in Photoshop può risultare un po' problematico. Per chi è un po' più esperto si tratta di conoscenze elementari. Ogni tipo di informazione al riguardo può essere cercata on-line: ci sono un sacco di tutorial e di forum di fotografia che trattano l'argomento.

 

Si dice che Ansel Adams abbia detto "una foto non si fa con la macchina fotografica, ma nella camera oscura": quanto sono vere queste parole. Oggigiorno non ci sono più umide camere oscure, dato che gli strumenti elettronici le hanno rese inutili. Tuttavia, gli elementi fondamentali per produrre un'immagine in bianco e nero rimangono gli stessi. Dobbiamo trattare i file RAW come se fossero dei negativi, il nostro computer come la sorgente dell'immagine e il nostro monitor come la tela su cui sperimentiamo le diverse tecniche per postprodurre o creare la nostra immagine.


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